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Etna Rosso alle pendici del palazzo Pitti

Etna Rosso alle pendici del palazzo Pitti

ETNA

Il vulcano alle pendici di Palazzo Pitti: Etna rosso a Firenze!

Nel cuore di Firenze c’è un locale a me enormemente caro, mi ci portò la prima volta, quasi un quarto di secolo fa, una cara amica di origine fiorentina, ed ancora oggi è tra i miei posti del cuore.

Si trova non lontano da Palazzo Pitti, ogni volta mi sbaglio tra i vari vicoletti che si diramano da quelle parti, vicino a Piazza Santo Spirito ed è il tipico locale dove mi piace andare perché c’è tantissima cura per ciò che si mangia e si beve, bella gente e dietro al bancone non lesinano in consigli e belle chiacchiere.

Ed eccomi seduta lì, proprio al bancone, come adoro fare, in compagnia di mio marito, che mi segue nei miei misfatti: fuga dalla routine di tutti i giorni per un weekend all’insegna del “facciamo ciò che ci va di fare!”.  

 

Subito siamo accolti da una bella lista di pietanze locali, di vini ancora più tipici, che un po’ conosco, ma che non contengono lo spirito che sto cercando. Così intanto ordino da mangiare. Per iniziare una bella bruschetta, di quelle cariche di toscanità, per poi continuare con una parmigiana, perché sì, ho voglia di un piatto caldo! E da bere, eh…da bere! Passo e ripasso la carta dei vini in mescita e mi cade l’occhio su un nome stranissimo, che mi fa già intuire non essere locale, cantina sconosciuta ed una denominazione che mi piace molto, ma che trovo un pelo stonata in questa occasione: Etna rosso…Sicilia in Toscana? Inizio a confrontarmi con il mio lui dicendogli: “sarebbe anche giusto, non ho voglia di qualcosa di troppo strutturato, però sai che io le cose un po’ alla moda le rifuggo sempre…e la cantina non la conosco! Non che io conosca bene la zona…massì, dai, mi sono convinta, andiamo sull’Etna Rosso, che male non può fare, giusto?”. Evviva la decisione, la coerenza e soprattutto i dialoghi interiori esternati!

Non appena finisco la frase, sento dalle spalle un accento che pare che sia stato colui che l’ha emesso a portare la cassa di Etna Rosso al locale. 

 

 

Mi giro, ovviamente, e comincio a fissare, com’è mio solito, sorridendo non appena gli sguardi si incrociano. La curiosità pare reciproca e così: scatta il gemellaggio con la tavolata di avventori (una famiglia) e la nostra fazione da bancone e animiamo il locale che, vista l’ora, si è svuotato.

È infatti proprio uno dei cittadini di Biancavilla, comune alle pendici dell’Etna che organizza un evento dedicato ai vini prodotti lì, Etna DOC! I casi della vita…a volte sembra che sia tutto dettato dalla sorte, proprio un gioco d’azzardo, ed oggi la roulette ha mandato la pallina nel 5 rosso, ma Etna rosso che vince tutto! 

 

 

Tra una chiacchiera e l’altra legata alla vita privata di ognuno, mi racconta che la denominazione è veramente immensa, parte da nord per arrivare a sud, coprendo a forma di C rovesciata 3 versanti del vulcano: nord, est e sud – sud ovest; aggiunge che non tutti i suoli producono bene sia i bianchi, sia i rossi, che i rosati. I bianchi preferiscono il versante est, con forti sbalzi termici e tanta brezza che arriva dal mare per esempio, e che le cantine nella sua zona (sud ovest) sono poche e non sono molto conosciute. A nord troviamo le condizioni ottimali per la viticoltura delle uve a bacca nera e la maggior parte delle cantine. Il versante ovest invece è sconosciuto alla viticoltura!

 

Mi informa che le aziende più grandi hanno fatto man bassa dei vigneti presenti negli ultimi anni, per accaparrarsi un lenzuolo di paradiso che divide il cielo dalla terra, vulcanica, che regala acidità e tanta mineralità, che pare di masticare un po’ di tufo alle volte o di mettere in bocca la matita per rosicchiarla dalla parte della punta (mai successo?), unite alla sapidità portata anche e soprattutto dalle brezze marine.

Qui ai viticoltori è richiesto tanto sudore e fatica per ottenere dei risultati che, però, sono sempre degni di nota! Mi parla di viticoltura eroica, a livelli sul mare che quasi pare di essere in Alto Adige e che Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto stanno facendo nuovamente la storia dei vini siciliani, riportando in auge una regione che era scesa a nome a di “cantina d’Italia” insieme ad altre compagne del sud.

L’interesse è infatti sempre più alto verso questa Doc e l’Etna rosso che sto degustando, mi dice, ne è una delle migliori testimonianze, a suo parere: l’aspetto non inganna, colore carico ma con una piacevole trasparenza, bouquet di frutta rossa a bacca piccola con qualche accento quasi di terra, che lascia poi lo spazio alle tanto amate spezie della cucina siciliana.

 

La terra è arrivata a costare uno sproposito proprio a dimostrazione che quell’insieme di clima, suoli, esposizione e saper fare contadino, che a noi intenditori di vino piace tanto definire terroir, è una delle scoperte degli ultimi anni che sta conquistando tutti! Tant’è che sono già al terzo bicchiere, senza accorgermene. E mi scatta matematico il pensiero: non era meglio prendersi direttamente una bottiglia intera? Per poi passare a: chissà come uscirò da qui…ci penserò dopo, non abbiamo impegni e fretta, per fortuna!

E nel frattempo mi gusto anche la parmigiana e, checché ne dicano, a mio parere sta benissimo con questo Etna rosso!

 

 

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