International Riesling Day: tutte le sfumature di un vitigno elegante e versatile

Se provo a ricordare la prima volta che ne ho assaporato la profondità e persistenza, mescolate alla grandissima freschezza e ad un naso oltremodo intrigante…resto pietrificata! Perché non me lo ricordo! Nonostante questo sia il mio vitigno preferito.

Oggi parliamo di Riesling, vino dalle mille facce e dalla presenza che non passa di certo inosservata quando lo si fa roteare nel calice ed in bocca.
È quel vino che, non importa da che paese provenga, da che regione o zona produttiva, quando lo trovo in carta o in mescita non me lo faccio sfuggire, ritrovandomelo nel calice.

Diverse sono le interpretazioni: secche, più abboccate o dolci, alcune tipiche del centro Europa, altre di stile tutto “Nuovo Mondo”; sono riuscita ad aprirne una bottiglia anziana 10 anni anche l’altra sera con un’amica che veniva a mangiare un boccone veloce da me. Era decisamente ora di aprirlo, perché molto evoluto, con un residuo zuccherino a cui non sono abituata. Io l’ho adorato, lei meno.
In tavola un tagliere di speck ed affettati affumicati, cetriolini agrodolci e formaggio che arrivava direttamente dalle Dolomiti, di quello che ti puzza il frigo se non sei veloce a farlo fuori. Per me una cena da re, con un bilanciamento tra sapidità e affumicatura combinato alla grassezza del vino, tendente all’amabile, ma con sentori che solo un Riesling può regalare.

Proveniva dall’Alsazia, dove vorrei recarmi come ho già fatto in Austria: camper vuoto, da far rientrare carico di bottiglie.
Già, perché questo è il vino che ha fatto prolungare il mio viaggio di nozze, quella volta. Finita una rilassantissima e breve vacanza al caldo, bordo mare, rientrata tra le colline di casa ho sentito la gola arsa ed ho guardato il mio povero neo marito, dicendogli: “ho proprio voglia di Riesling!”.
Per accontentarmi (come avrebbe mai potuto non farlo a 6 giorni dalle nozze!), siamo partiti due ore dopo con un camper d’epoca anni ’70 per la regione di Wachau, sul Danubio, vicino a Vienna. Un viaggio della speranza in quattro, due su due piedi e due su 4 zampe.
Ancora ricordo la spettacolare cantina che abbiamo visitato, perché nel giorno e mezzo a disposizione, siamo riusciti a concentraci solo su un’azienda.
Un vecchio monastero con un albero centrale che domina il cortile, botti giganti, di dimensioni di un “pied à terre” parigino, incise nel minimo dettaglio, ed un sorriso caloroso ad accoglierci. Vi dico solo che il mio personale regalo di matrimonio, auto fattomi, è stato un carico che ancora oggi custodisco preziosamente. Ne apro una bottiglia ogni tanto, in occasioni di tutto rispetto. Ci sono pezzi che hanno oltre 10 anni e non sono minimamente preoccupata per la loro durata.
Perché il riesling è quel vitigno che regala longevità ai vini che produce, che a volte penso eterni…ma prima o poi finirò il mio tesoretto!
Ha spesso sentori di frutta esotica, quel misto tra acido e zuccherino, anche di pesca e di nocciolo di pesca, ma una delle note più caratteristiche, delle zone più quotate e famose che lo producono, è la nota di idrocarburo.

Sì…a noi amanti del Riesling piace quasi inevitabilmente farci la benzina da soli, per sentire quella sfumatura che tanto ci fa godere quando portiamo al naso un calice carico di questo vino; ma non è solo pungente come aroma (e non è proprio benzina quella che si ritrova), è un’intensità minerale all’ennesima potenza che ti riporta in pochi secondi in una successione di immagini tra: strada con asfalto appena steso, bordo mare su roccia incandescente ed onda che ci si frange, pozzetto della barca con accanto le cime impregnate di nafta, braciere di barbecue con carbonella fossile in fase di accensione.
Non siamo pazzi, ma questa è proprio una delle principali caratteristiche del Riesling. In pochi altri vini si riescono ad apprezzare note così importanti e trovarle piacevoli. Si intersecano alla perfezione con quelle di fiori e frutta, anche loro sempre vistosi.
Non in tutti i Riesling, però, questa particolarità è presente e non sempre si ha la fortuna di incappare in questo bouquet.
Con le produzioni italiane non è così facile trovare questa tipologia di vino che possa esprimersi in questo modo, ma nel corso dell’invecchiamento in bottiglia, od in annate particolarmente fredde, c’è grande probabilità di riuscire a farne esperienza.
Almeno questo è quanto mi raccontano gli enologi appassionati come me di questo calice.
Devo dire che, per me, questo vino ha due difetti: il primo è che un bicchiere non basta mai!
Perché, nonostante la beva sia molto ingombrante, spesso zuccherata oltre la nostra “normalità”, la spinta acida pulisce la bocca e lascia il posto ai sentori freschi e sapidi, che notoriamente invitano a continuare i sorsi del Riesling.
L’altro è…che bevendone inevitabilmente almeno 3 bicchieri, il mio stomaco mal tollera l’acidità e, di conseguenza, devo mangiare bene per non sentirne i postumi!
Va quindi sempre accompagnato (in primis lo ricordo a me stessa ed al mio palato, che deve ricordarsi del mio stomaco), in secondo luogo perché una personalità così spiccata difficilmente esprime il meglio di sé da sola, deve avere un pubblico brillante con cui confrontarsi.

Ma è talmente versatile, che si può spaziare in mille modi per trovare l’accoppiata che meglio incarna le affinità del proprio palato, dalla carne, ai pesci, ai formaggi…ai dolci, quando la versione lo consente.
Proprio per questo resta e resterà il mio bianco preferito, quel vino che mi ha portato in un posto magico, anche se per poco tempo, in cui il culto del Riesling e dell’accoglienza sono tramandati da secoli con grazia, eleganza e garbo.
Mi resta solo che ringraziarlo: Riesling, in tua compagnia, non importa dove e quando, le mie giornate assumono una luce migliore! Prost!